Politica

Il piano di integrazione dei Paesi Balcanici sta mostrando pian piano il suo vero volto. Quello che è stato analizzato anche da parte di prestigiosi media ed istituti ed Agenzie d`intelligence, e che vede il coinvolgimento di America e Turchia, dovrebbe portare ad unire tutti i Paesi della regione come aveva fatto la ex Jugoslavia. Il programma europeo terminerà nel 2020 e nel frattempo si realizzerà una integrazione balcanica denominata balcanizzazione, regionalizzazione oppure Jugosfera, termine coniato dalla rivista The Economist che descrive una “collaborazione regionale” che deriva da accordi economici, militari e sociali. Mentre sino ad ieri la regione dei Balcani era per la Comunità Internazionale una zona di contrasti, religiosi, linguistici, sociali, strumentalizzati in passato per creare una guerra e dividere dei popoli che ora, stranamente, vengono definiti così simili da poter vivere di nuovo insieme. Non a caso, in Jugoslavia si parlava una lingua, il serbo-croato , che tutti comprendevano, accanto poi allo sloveno e al macedone; dopo la frammentazione sono iniziati gli esperimenti linguistici con il montenegrino e bosniaco. Per quanto riguarda le abitudini sociali, non vi è una grande differenza oltre alle religioni, che sono diventate negli anni '90 degli elementi inconciliabili a causa dell'interferenza della Comunità internazionale.
Economia

La causa sollevata dalla società croata "INA" contro la Serbia, per rivendicare la proprietà dei beni della "Beopetrol" privatizzata da Belgrado mediante la vendita alla russa Lukoil, ha aperto un ampio dibattito in Serbia per la restituzione delle proprietà delle aziende serbe in Croazia, che, secondo alcune stime, valgono più di due miliardi di euro. Tra le imprese che chiedono il risarcimento vi sono la "NIS", "Jat Airways", "Karneks", "Genex","Inexs", "Simpo","Zeleznice Srbije" e molte altre, scrive il media croato "Tportal".
Intelligence

Lotta alla corruzione e integrazione europea. Queste le armi della nuova strategia di Bruxelles che porta la firma del club di Londra, che ha nella Baronessa Catherine Ashton il massimo esponente. Un disegno politico si intreccia con quello economico, ma entrambi hanno come obiettivo finale quello di stabilire il controllo dei territori e delle risorse al di sopra dei governi nazionali e delle stesse strutture europee, mediante poteri trasversali ed orizzontali basati sul concetto della regionalizzazione. Uno schema questo, illustrato a più riprese dall'Osservatorio Italiano, che oggi trova conferma in comunicati ufficiali e comportamenti concludenti, che hanno superato le indiscrezioni giornalistiche.
Economia

Croazia, Serbia e Slovenia hanno raggiunto un'intesa per la realizzazione di una rete di trasporto delle merci comune lungo il corridoio paneuropeo 10, che sia più rapida ed efficiente. I Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti dei tre Paesi hanno così ratificato un memorandum che farà da base giuridica per la costituzione di una società comune che dovrà sviluppare il progetto. Essa avrà come scopo quello di consentire alle ferrovie dei tre Paesi di raggiungere una certa competitività nel settore della logistica, offrendo servizi congiunti, riducendo le barriere amministrative e così i tempi di transito lungo le frontiere. Un ulteriore obiettivo è quello di raggiungere una maggiore presenza e visibilità sul mercato dei trasporti, aumentare il volume del trasporto merci, ridurre i costi, semplificare le procedure doganali, adeguare le norme giuridiche, ridurre il numero degli intermediari, ma anche di offrire prezzi più competitivi. Come reso noto, la joint-venture avrà la propria sede legale in Slovenia, e dunque sarà una società di diritto sloveno essendo già parte del sistema UE, ma il consiglio di gestione sarà composto dai rappresentanti di tutti e tre i Paesi. Le società avranno a disposizione più di 24000 vagoni, il 5% del numero totale di vagoni in Europa, e 911 locomotive. I tre Paesi potranno contare sulla presentazione comune delle ferrovie nel mercato comune europeo, il Corridoio 10, sulla rotta Lubiana-Zagabria-Belgrado-Dimitrovgrad-Istanbul. In tale ottica, i rappresentanti dei tre paesi sperano che in futuro aderiscano anche altre ferrovie del sud-est Europa, forse già in settembre quando sarà tenuta a Istanbul una riunione con i rappresentanti della Turchia, Macedonia e Bulgaria.
Economia

Il Corridoio 11 collegherà Serbia e Montenegro, e la ferroviaria che porta fino a Bar sarà ricostruita. Questo quanto annunciato dal Governo serbo la scorsa settimana, ma molti sono i dubbi degli esperti che dubitano fortemente che questi progetti saranno in qualche modo redditizie. Il primo studio di fattibilità, realizzato dalla società italiana "Italferr" in collaborazione con l'Istituto dei Trasporti di Belgrado, stima che per la ricostruzione della ferrovia Belgrado-Bar saranno necessari circa 340 milioni di euro, ma secondo gli esperti tale cifra non è realistica, perché il tratto ferroviario è abbastanza rovinato e da decenni non vengono effettuati lavori di manutenzione.
Italia-Serbia

Le ultime polemiche sugli investimenti italiani in Serbia, sopratutto quello della FIAT e quello per la costruzione del Corridoio 11, hanno portato la Serbia a riesaminare i rapporti con gli investitori stranieri, spesso considerati "partner strategici". L'Italia è da tempo considerata in una “posizione strategica” rispetto a tutti gli altri investitori, e non si può negare che anche la posizione geografica abbia contribuito a conferire all'Italia un posto così importante nell'economia serba.
Politica

Con un parere ambiguo e attratto rivenduto alla stampa lobbistica come una sentenza, la Corte di Giustizia dell'Aja conferma ancora una volta di essere un tribunale creato con uno scopo ben preciso, ossia quello di essere un organo consultivo da politicizzare al momento opportuno. Dopo il Kosovo, una nuova discussione nasce intorno alla questione della Bosnia, visto che sia l'Unione Europea, sia l'Inghilterra sembra avere dei piani in riserbo per lei. Un possibile 'nuovo alleato della Srpska' potrebbe essere Israele, in quanto essa potrebbe incastonarsi alla perfezione nella nuova strategia israeliana nei Balcani, volta a sottrarre terreno alla sfera di influenza della Turchia, nonchè a creare un nuovo percorso delle risorse energetiche e così un nuovo tavolo di discussione tra gli Stati in cui affari e politica si confondono.
Politica

Anche se non ha riconosciuto l`indipendenza e neanche sembra predisposta a farlo presto, la Grecia si propone con un atteggiamento diverso verso il Kosovo, se confrontata agli altri cinque Paesi UE che ne bloccano il riconoscimento a Bruxelles. Così, questo fine settimana il Vice Ministro degli Esteri della Grecia, Dimitris Droutsas, visiterà Belgrado e Pristina per spiegare alle due parti che occorre sedersi ad un tavolo di trattative. Da quanto viene reso dal numero due della diplomazia greca, la Grecia farà da mediatore per le nuove negoziazioni tra il Kosovo e Serbia, mentre l`Unione Europea si affretterà per rilevare le competenze dell'ONU, per sostituire le Nazioni Unite nella mediazione delle controversie nella regione della sua gerenza. Tale iniziativa, su richiesta dal capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, ha come fine quello di trasmettere ai due Paesi il messaggio UE di negoziare per trovare una soluzione attraverso il dialogo.
Italia-Serbia

Sergio Marchionne, Amministratore delegato del gigante torinese FIAT ha annunciato la preparazione di un investimento da un milione di euro in Serbia. Marchionne ha dichiarato che la Banca europea degli investimenti stanzierà 400 milioni, il Governo di Belgrado investirà 250 milioni e il resto sarà finanziato dal Gruppo FIAT. La FIAT trasferirà la produzione del nuovo modello di "Fiat idea" e "Lancia Musa" in Serbia, Marchionne, a tal proposito, ha scaricato la responsabilità di tale decisione sui problemi avuti con i sindacati italiani, affermando di fidarsi maggiormente di Kragujevac, che è in grado di garantire una produzione ininterrotta e sicura. Il nuovo impianto della Fiat in Serbia comincerà immediatamente a lavorare, produrrà un modello di classe L0, pianificato in due versioni, in circa 190.000 vetture all'anno.
Politica

Le prime reazioni alla pubblicazione del parere della Corte di Giustizia dell'Aja sull'indipendenza del Kosovo hanno evidenziato ancora di più come l'esito del processo fosse stato in qualche modo programmato, senza quindi destare grandi sorprese. Il responso dei giudici della CGI è stato deciso nel momento in cui la stessa Assemblea Generale dell'ONU ha accolto la richiesta della Serbia ad adire un organo giudiziario "consultivo" per antonomasia, e per natura ostile a Belgrado. Di questo la Serbia ne era cosciente, e comunque ha continuato su questa strada, consegnando letteralmente nelle mani dell'Aja una parte del suo territorio: poteva restare ferma e negare ogni tesi sul nuovo Stato del Kosovo, invece ha preferito accelerare gli eventi e lasciarsi giudicare da una istituzione che ha un ruolo di consultazione e non politico. Tutti sapevano che la decisione della Corte non avrebbe avuto alcun valore, ma comunque si è deciso di portare avanti questa finzione - e in questo anche Russia e Cina hanno una grande responsabilità - quasi a confermare il totale fallimento delle Nazioni Unite e il crollo degli Stati-nazione. Qualunque sia stata la posizione della Corte, ogni Stato che ha partecipato al processo aveva un motivo per perdere o allo stesso guadagnare qualcosa, che può essere la possibilità di ottenere il riconoscimento dell'indipendenza di territori controversi, o provare l'inefficacia del diritto internazionale per riscriverlo, od usare un parere giuridico che parli di 'autodeterminazione' dei popoli per cominciare a tracciare una nuova mappa delle divisioni delle regioni e dei continenti. Queste possibilità si verificano contestualmente, nella tesi secondo cui l'intera Comunità Internazionale sta lavorando ad un nuovo concetto di sicurezza ed una nuova struttura di ONU o NATO, ma anche nel nuovo piano strategico dell'Unione Europea per la regionalizzazione del territorio che circonda l'UE.